IL GIOVEDÌ

 Monte Prana
 La festa di Pasqua del Giovedì


Alla sera stanchi ma soddisfatti siamo rientrati alle nostre case. GITA DEL 13/4/06


Ritrovo ore 6,30 sul piazzale del mercato di Fornacette.
Eravamo: Fabio, Massimo (ma Quinto quanto temporeggia? Non arriva mai), Carlo 1. Nel parcheggio del Vettori (non quello del ponce livornese) ci aspettavano Paolo e Sergio e dalla famosa pasticciera di Ponte a Moriano (quella contesa dai dietologi) Carlo 2 e Gabriella, la fiorentina, ma nulla a che vedè con la bistecca, altrimenti a quest’ora era già sparita, che si è evidentemente trovata bene e si può ormai considerare dei nostri. Oggi siamo pochi perché c’è una gita del CAI nella zona del Vesuvio e tanti nostri amici iscritti al CAI ci sono giustamente andati anche per riaccendere il vulcano spento da ormai troppo tempo. Mauro oggi ha scelto il mare, i gemelli non c’entrano. Partenza puntuale verso l’Alto Matanna, appena arrivati il capo (Fabio) è andato a salutare Orfea (una scusa il saluto; gli voleva chiede se aveva ammazzato l’agnello) e poi passo, passo verso la meta odierna: il monte Prana a quota 1250 metri circa. Siamo scesi alla foce del Termine e con un percorso mangia e bevi su diversi crinalini siamo arrivati ai piedi del Prana. Carlo 2 ha consigliato un aggiramento del monte: cioè salire da una parte e scendere dall’altra e tutti abbiamo accettato (penso sarà l’ultima volta che gli si dà retta). Infatti ci ha subito portato su per il famoso fittone fuori pista, che quasi nessuno sopporta, e poi ci ha fatto scendere per ritrovare il sentiero perduto (evidentemente è appassionato dei film di Indiana Jones). Trovato il vero sentiero ci siamo arrampicati fino alla cima con grande fatica, ma anche grande soddisfazione. Sulla vetta abbiamo dato fondo alle nostre scarse provviste (ricordate l’agnello?) costituite in maggior parte da liquidi e frutta, ci siamo riposati, poco in verità, per paura che l’agnello scappasse, e poi siamo ridiscesi dalla parte opposta. Dimenticavo di dire che ci hanno seguito 2 canini, un po’ sfortunati perché oggi avevamo poche provviste. Al ritorno non abbiamo fatto la solita strada: dalla “foce del termine” non siamo saliti attraverso il bosco, ma siamo andati verso la “foce del pallone” per ritrovare poi il solito sentiero verso il Matanna ed il pranzo di Pasqua del giovedì. Non è stata una delle solite grandi abbuffate, infatti il capo aveva fatto violenza a sé stesso non ordinando il primo, ma soltanto antipasto, secondo, dolce, frutta e punch. L’antipasto era costituito da salumi vari (mallegato o biroldo, lardo di Colonnata, rigatino, prosciutto, salame, guancia o gota), sott’oli, olive a iosa, crostini di fegatini e di pomodori tritati, melanzane. Poi è arrivato l’agnello arrosto con 2 bistecchine di suino per chi non gradiva il bimbo della pecora. Successivamente un bel tegame di coratella con un vassoio di prosciutto per chi di cui sopra ed infine la frutta ed il dolce, come sempre fatto in casa ed ottimo. Poi Paolo è andato a fare il punch. Gabriella, malgrado l’invidiabile silhouette, si è dimostrata un’ottima forchetta (può essere una dei nostri). Per finire questa bella giornata di trekking e di enogastronomia Carlo 1 e Massimo hanno dato una bella lezione a carte a Fabio e Carlo 2. Caro capo a tavola e sui sentieri sei un’aquila ma a carte sei un bel pollaccione.



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